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28/05/2026 nazionali

"Retroattività della vacanza contrattuale norma di sviluppo"

"Di fronte a contratti di lavoro che da anni non vengono rinnovati, la retroattività della vacanza contrattuale
diventa una norma di civiltà e di sviluppo". Così la segretaria generale della Federazione nazionale della
Stampa italiana, Alessandra Costante, nell'incontro con il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon,
ideatore dell'emendamento che rimette al centro del Decreto legge 1° Maggio il recupero salariale per ben 6
milioni di lavoratori che da molti anni stanno lottando per il rinnovo del loro contratto di lavoro, giornalisti
compresi.
"Senza questa previsione, contro la quale si stanno attivando trasversalmente le associazioni datoriali, il Dl 1°
maggio perde qualsiasi valore nei confronti dei lavoratori in attesa di rinnovo contrattuale. Anzi, diventa
addirittura nocivo, perché disponendo una vacanza contrattuale di pochi euro al mese a partire dal gennaio
del 2027 consente alle associazioni datoriali una facile via di fuga. Il rovescio della medaglia sarà una durissima
stagione di vertenze contrattuali e di scioperi nel 2027", prosegue Costante.
L'Italia è il Paese in cui le retribuzioni fanno più fatica ad aumentare. Secondo l'Ocse i salari reali sono rimasti
sostanzialmente fermi o sono addirittura diminuiti dal 1999 ad oggi. Mentre la maggior parte dei Paesi
dell'area ha registrato aumenti reali fino al 30%, l'Italia ha invece mostrato un calo reale compreso tra il 2%
e il 3% rispetto agli ultimi decenni.
"Il Dl 1° Maggio non può perdere di vista l'obiettivo che si è dato: essere una spinta per il rinnovo dei contratti.
La Fnsi concorda che si potrebbe parlare anche del ritorno della scala mobile e di tanto altro, ma sono tutti
discorsi di lungo periodo che in questo momento allontanerebbero la politica dai bisogni concreti dei
lavoratori: il meglio a volte è nemico del buono", aggiunge Alessandra Costante.
"La Fnsi - conclude la segretaria generale - sta lottando per ottenere dalla Fieg il rinnovo del contratto scaduto
nel 2016: dieci anni nei quali l'inflazione ha eroso il 25% del potere di acquisto dei nostri stipendi. E sta
trattando senza svendere i diritti dei giornalisti di oggi e di quelli di domani per i quali gli editori invece
vorrebbero una flessibilità che arriverebbe a tagliare il 22% del salario dei neoassunti. Una richiesta che
speriamo non trovi cittadinanza nelle azioni del governo e del Parlamento".