FNSI: CSM non limiti il diritto dei cittadini a essere informati
Alcune novità introdotte nelle nuove "Linee guida per l'organizzazione degli uffici giudiziari ai fini di una
corretta comunicazione istituzionale" preoccupano la Federazione nazionale della Stampa. Il sindacato
unitario dei giornalisti italiani si augura che, nella discussione del 3 giugno, il Consiglio Superiore
della Magistratura non approvi quelle destinate a limitare il diritto dei cittadini ad essere informati in modo
corretto e completo su vicende di interesse pubblico, quali sono quelle relative ad inchieste penali.
L'aggiornamento delle Linee guida attualmente in vigore (che risalgono al 2018) ha una finalità
condivisibile, ovvero quella di garantire una comunicazione da parte degli uffici giudiziari “vera, necessaria,
proporzionata, riparabile e aggiornata”, per evitare che la provvisorietà della fase investigativa si traduca
in una compromissione irreversibile della dignità personale. Ma il nuovo testo proposto per l'approvazione
introduce nuovi divieti che renderanno le cronache più imprecise, lasciando spazio a fantasiose
ricostruzioni e fake news. In particolare il divieto di fornire ai giornalisti copia delle ordinanze di custodia
cautelare (giustificato con l'entrata in vigore del decreto legislativo 198 del 2024 che ne vieta la
pubblicazione fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza
preliminare): le ordinanze di custodia cautelare non sono atti coperti da segreto e dunque il loro contenuto,
pur non potendo essere virgolettato, può essere legittimamente riassunto, come peraltro prevede la nuova
formulazione del codice di procedura penale. Non fornirle ai giornalisti significa impedire cronache
complete e corrette, lasciando spazio al "mercato nero" delle informazioni. Il contrario di ciò che dichiara
di voler perseguire il Csm.
Benvenuta, invece, la previsione di comunicati di aggiornamento in caso di archiviazioni, revoche,
annullamenti, proscioglimenti, assoluzioni o altri esiti di segno diverso rispetto alla fase iniziale
dell'inchiesta: in questo modo sarà più facile anche per i giornalisti avere notizie sull'evolversi dei
procedimenti penali.
Le difficoltà per i cronisti di giudiziaria hanno avuto inizio dopo l'entrata in vigore del decreto 188 del 2021
sulla presunzione d'innocenza che, negli ultimi anni, ha provocato una notevole limitazione nella
comunicazione delle notizie relative ad indagini e processi: ciò accade nonostante la normativa europea -
la direttiva 343 del 2016 - non riguardi minimamente la libertà di stampa e il diritto all'informazione, che
al contrario vengono esplicitamente salvaguardati. Il decreto 188 viene inoltre applicato in maniera
immotivatamente restrittiva dalle procure: la norma prevede solo un obbligo per la pubblica
amministrazione di non rappresentare come colpevole una persona prima della sentenza di condanna.
Invece i procuratori hanno ridotto sensibilmente la comunicazione, tra l'altro omettendo i nomi delle
persone coinvolte nelle indagini, elemento essenziale della notizia, in particolare nei casi in cui vi sia un
rilevante interesse pubblico.
A rendere ancora più silenziose le procure, in futuro, sarà probabilmente anche l'inspiegabile sanzione
disciplinare inflitta nei giorni scorsi ad un procuratore aggiunto che, in un'intervista riguardante una
proposta di riforma normativa, aveva citato a titolo di esempio alcuni procedimenti, senza peraltro citare
nomi, tra cui quello relativo ad un fallimento che aveva lasciato senza lavoro centinaia di lavoratori, per
spiegare che, nel caso di reati gravi come la bancarotta, non può essere considerata un'attenuante il fatto
di non avere precedenti penali. Ebbene, per aver espresso il proprio parere su una questione di rilevante
interesse pubblico, il magistrato è stato sanzionato.
L'ultima novità di questi giorni è l'obbligo di pubblicazione delle sentenze di assoluzione o dei
provvedimenti di archiviazione, approvato dalla Camera (con 127 sì e 82 astensioni) su proposta del
deputato di Forza Italia, Enrico Costa. La norma, che entrerà in vigore dopo essere votata al Senato,
attribuisce al Garante per la Privacy il potere di ordinare ai direttori delle testate la pubblicazione delle
notizie favorevoli agli indagati/imputati. E si aggiunge al decreto 150 del 2022 sul diritto all'oblio, che
stabilisce il diritto alla deindicizzazione delle notizie a seguito di assoluzione o archiviazione.
L'unica norma che il legislatore non vuole proprio approvare, nonostante anni di richieste degli operatori
dell'informazione, è quella a difesa dei giornalisti e dell'informazione: una legge che introduca sanzioni
adeguate a carico di chi presenta querele temerarie o richieste di risarcimento infondate con finalità
intimidatorie, per evitare che i media continuino a svolgere il loro compito di informare l'opinione pubblica.
